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giovedì, 26 novembre 2009

e disse GIESUCRISTO
anche se non sembra io cammino parecchio, in genere per andare a comprare le sigarette ma anche perchè cerco sempre più spesso di evitare la macchina: e lo faccio perchè è un fastidio, è scomodo e costoso e volendo anche pericoloso, ma soprattutto la evito perchè stando seduto nella macchina in mezzo ad altre macchine a pensare a quando arrivo e a cosa fanno le altre macchine mi sento esattamente come se stessi in mezzo ai clienti, i colleghi, le controparti, in mezzo agli amici, i conoscenti, i parenti, in mezzo alla gente che non esiste nemmeno e comunque in mezzo a persone che mi sono del tutto estranee e anzi francamente ostili. le macchine sono come la gente e guidare è un po' come incarnarsi e perciò un sacco di gente guida ubriaca o corre e si sbatte per uscire fuori dal groviglio di macchine o per superare tutte le altre macchine ed allontanarsi da queste macchine, cosa che potrei fare anch'io e infatti da un po' sono diventato più spericolato e incosciente e non perchè voglio arrivare prima, visto che non c'è nessun posto dove arrivare, ma perchè mi voglio levare dal mucchio. per questo più guido più rischio e non rischio che un altro mi ammazzi ma che sia io ad ammazzarmi prima del tempo, per questo non guido.

mercoledì, 25 novembre 2009

e dicette GIESUCRISTO, persino co' internette sono riuscito a farmi male.

martedì, 24 novembre 2009

disse ancora GIESUCRISTO "non voglio vivere in una città in cui rispetto per la natura significa non far castrare il dobberman", e infatti non ci visse.

lunedì, 23 novembre 2009

gli apostoli stavano guardando beppe grillo ed erano tutti raccolti e silenziosi quando arrivò il signore GIESUCRISTO che stette un po' a sentire e disse: "vedete che adesso i comici si fanno maestri di morale e anche di fisica, di astrologia, ma in verità in verità vi dico che è l'esatto contrario, quelli sono sempre stati degli insegnanti muffi che si travestivano da comici".


venerdì, 20 novembre 2009

l'albero di sangue


mercoledì, 18 novembre 2009

"giesucristo creò l'uomo e tutti gli altri animali. poi pensò che forse l'uomo aveva bisogno di una compagnia: allora lo addormentò, gli tolse una costola e fece il fuoco."

giovedì, 12 novembre 2009

"terribile mistero. io credo sinceramente, io so con tutto il cuore che le parole possono cambiare il mondo, ma non la mia vita, neanche un atomo della mia..."

mercoledì, 11 novembre 2009

http://img4.imageshack.us/img4/4854/18022008096840300120332.jpg



disse giesucristo: non vengo più coinvolto nelle catene di sant'antonio. è come non essere invitato al trenino
e pietro disse: nemmeno io vengo invitato, ma non è che ci soffro, eh
cristo: che c'entra
pedro: chettifrega
cri: non è questione di soffrire, ma di educazione
pe: penseranno che sei troppo intelligente per certe cose. si saranno pure rotti i coglioni
cri: il principio del trenino è che tutti devono essere invitati, e il piacere di rifiutare il trenino presuppone l'invito
pe: ah, qua se ti invitano partecipi e non è data possibilità di rifiutare
cri: cioè?
pe: eh, passano e ti pigliano dentro tirando e trascinandoti
cri: ah... ma allora non è colpa tua. meglio ancora. ma non essere invitati al trenino è più o meno come non esistere...
pe: ma è inevitabile dopo troppi rifiuti
cri: e mentre chi ha accettato il trenino potrà sempre in futuro rifiutarsi, chi rifiuta il trenino una volta non potrà mai più candidarsi
pe: questa è una verità
cri: in verità in verità ti dico: "con quanta facilità rinuncio alla vita, mettendola da parte con le mie stesse mani".

domenica, 08 novembre 2009

disse giesucristo: vi piace meglio questo barabba, non è vero? sarà che è più bestiale di me. è proprio bello, non vi pare? coi suoi ciondoli e il petto villoso, sembra nato per andare a cavallo. alle femmine, in genere, piacciono le persone bestiali, e anche ai maschi. ci sono voluti tremila anni per farci scendere da cavallo e a voi piacciono i cosacchi. come si può discutere con questo? e centomila anni per farci scendere dagli alberi.
ristette un po' e poi disse: tremila anni per fare i miei polsi sottili, e voi... viaggiate, andate pure nei paesi... dove fino a ieri si tingevano il culo di blu... e poi venite a raccontarcene le meraviglie... e la loro strana fauna... metteteli in gabbia!  prima che la civiltà li corrompa, e diventino tutti delle teste di morto, cioè uomini inciviliti che aspirano di nuovo all'albero, nel riflusso eterno, flusso e riflusso, sciaquone, sciacquone?
la folla mormorò e lui disse: andate a vedere le loro case di legno coi tetti di torba, le fondamenta marcite, nei boschi, voi che non avete più amore dei marmi, e dei dattili. il bosco, la selva, vi richiamano... verso il buio, la prima paura, il primo grido, che vi fa muovere il sangue, l'intrico dei rovi... l'oro grezzo sepolto sotto al fiume, i dirupi, tutta una scenografia romantica, tuoni, neve, foreste, lupi...
volevano portarlo via, ma lui disse ancora: a me piacciono gli archi e quello che è stato distillato nei secoli, ce n'è più che a sufficienza senza bisogno di muoversi, l'oro lavorato fino allo spessore della carta, e oltre
del capello
del delirio
fino allo spessore del disprezzo che sento
martellato
ripiegato mille volte
come un numero alla millesima potenza
due per due per due
per due
basta
vado a morire.

lunedì, 02 novembre 2009

padre, allontana da me questo calice! ma se proprio non vuoi, allora si compia il tuo losco piano.

domenica, 01 novembre 2009

"il fatto è che la femmina vuole tutto e il contrario di tutto e spesso contemporanemante quindi la differenza tra una grande storia d'amore e un fail spettacolare è solo questione di tempismo, che a 16 anni chiaramente non hai. per fortuna dopo i 30 i rapporti si semplificano: qualcuno si sposa, qualcun'altro s'ammazza."



ricordo che in quei giorni giesùcristo aveva dei seri problemi con maria maddalena.
"a parte che ti chiami maria pure tu, e questo per le identità fragili non è cosa da poco, a parte questo..."
ma giesùcristo non finiva mai un discorso.
la peccatrice lo seguiva con insistenza, lo telefonava la notte alle tre di notte per dargli la buona notte, benchè dormissero a solo due metri di distanza nel resòrt "porto dio" di sassofrasso, frazione di carbonia.
disse gristo: "venni in sardegna per ammirarne la secolare tetraggine e sono di umore elegiaco e contemplativo sicchè allontanati o ti dovrò ammazzare". ma maddalena insisteva perchè lui facesse dei fanghi e si mischiasse all'alta società.
"bada che io ce l'ho piccolo", disse un bel giorno il padretterno sotto finte spoglie. ma maddalena era una quelle femmine comprensive, con la tipica sollecitudine-devozione delle indelibate; l'aver fritto molti pesci nella tiélla non aveva demolito i suoi sogni romantici: tutt'altro.
così, lo seguiva nella visita delle case dele streghe: erano queste dei pietroni scavati, di colore tra l'osso e il rosa, simili a teschi: a femori e bacini di antidiluviane bestie e ricordavano al Signore il suo regno fatto di sole. la pietra della follia, disse il gristo, e si toccò la fronte: proprio qui tra i sopraccigli c'è la chiave di volta dell'arco occipitale! ma maddalena non vedeva la similitudine e non coglieva, non voleva, nè sapeva [e come avrebbe potuto (essendo di semplice argilla) capire]: la ragione delle pietre.
in compenso, cucinava bene i saraghi e le seppie, li molluschi dèeli scogli, quasi senza fuoco e con sale abbondante, come una crosta. la carne dei lumachi si squagliava sotto il sale, sotto il sole, nella sabbia, al cui fondo scorre... sotto strati e strati accumulati... dal tempo mangiatore di colline... sfaldati, in capocchie di silicio... sale, sabbia, uguali nella forma e sulla lingua, trapezi di cristallo...
come al solito, il dio mortale si era incantato a guardare i minerali: il suo mondo era così.
disse la donna: "tutto il mondo si aspetta da noi una copula finale, ed uno schizzo, che in luogo della tua immortalità poco plausibile, in luogo da'a resurrezione, dia un erede di carne e di sangue, meglio se femmina".
si riscosse il gristo! disse: "e che fede sarebbe, s'io figliassi? tanto varrebbe credere nel vicino di casa".
con queste parole credeva d'aver chiuso l'argomento, perchè era uomo di disonesta dialessi. ma la femmina bramava il coito e la figliata, più quest'ultima, tanto che sarebbe arrivata anche a farlo col serpente, pur d'aveve una creatura sua, sua!, che ne ripetesse l'errore e la matrice, fino al giorno del giudizio.
disse: "sei egoista".
il gristo non aspettava altro! "sono ciò che sono". lo disse e ripentì, di essere uguale a'ippadre. davvero siamo uno! pensò: io te e il piccione.
lo spirito di verità aleggiava infatti sulle loro cape: sul mare azzurro puffo e le arbustiere, sui boschi di conifere in incendio. si dilettava del suono delle parole, del lugubre richiamo dei gabbiani, ed aspettava, come la pianeta intera, che il Signore cacciasse l'anima.
"uccello del malaugurio!", strepitava mad aliena, che aveva ben individuato il nemico. distogliere il Signore dal suo compito, questo era il suo compito, nel piano della creazione, rampolla del suo pensiero. del Signore, si intende.
"che piano complicato!", disse la femmina. "peggio di agatha gristo! c'era bisogo di architettare tutto questo pandemonio, la terra e le comete, la sardegna polverosa, per erigerti una forca? e creare agenti e forze per tormentare il tuo cammino? lo capisco che non vuoi scopare, che sei dei masocristi!".
ma iddio rimaneva zitto e immobile sul rupe... a picco, come era sempre stato da bambino, ad oscillare... finchè disse lasciami, va' e non tornare: se la fine è comunque una croce, tanto vale andarci da solo.


giovedì, 29 ottobre 2009

ogni mattina passava la selezione, quasi senza accorgersene.
il processo era naturale: lui e gli altri sfilavano in due colonne fino allo slargo dove un uomo li divideva col gesto: a destra gli abili e gli altri a sinistra. così, ogni giorno, a occhio e in fretta, veniva pesato, contato e scartato. si chiese vagamente in cosa quella vita differisse dalla vita precedente.
certo adesso il tempo s'era fatto più breve: gli eventi storici avevano accelerato la trafila. gli avevano anche dato una figura, una faccia, più facce, al macchinario: l'avevano esplicitato. prima, da borghese, passava la selezione senza vedere.
la macchina del campo era molto più piccola della macchina del mondo, molto più efficiente, ma sostanzialmente non ne differiva, salvo che per un particolare: era una macchina peritura. quando questa cosa finirà, si disse, tornerò alla selezione invisibile.
era certo che la guerra sarebbe finita presta perchè gli umani non potevano tollerare a lungo una dose così concentrata di realtà, e infatti finì, lui tornò a casa con agli altri superstiti e occupò una della tante case vuote.
ogni mattina usciva per andare al lavoro e all'angolo della strada, vicino alla fermata, vedeva di nuovo l'uomo della selezione, il suo semplice gesto: a destra i validi, a sinistra gli altri.
ad ogni incrocio vedeva un uomo, su ogni pianerottolo di scala e davanti alle case nere, ospedali, manicomi, chiese e ristoranti. la selezione continuava, continuava, e lui finì per confondere i due tempi.
nel bel mezzo della strada alzava talora il braccio nel saluto che gli avevano insegnato e ringraziava l'aria invulnerabile per quel supplemento di vita: ancora un'altra svolta, un altro minuto di respiro.
ho detto ringraziava, ma la sua smorfia
era quella di chi si è cacato il cazzo, irrimediabilmente.

mercoledì, 28 ottobre 2009

come in quel quadro che somiglia a lanciostory


così il signore si abbassò alla forma materiale
ma il piccione no / e apparve come fiamma
come era apparso tremila anni prima
a quell'altro straccione

e ballò sulle teste degli apostoli
gli infuse il dono delle lingue, lo shpirito di verità
forse il più difficile, a metà / tra l'intelletto inconoscibile
e la forma terrena

come cièllo o colomba / o veramente fiamma
che non è materia / e non è dio
e pare uno e l'altro.

quello che disse la fiamma / parlando per dodici bocche
in tutte le lingue del mondo, contemporaneamente
che immagine folle / eppure / così esatta

come parlerebbe iddio / tutte le parole, tutte insieme
e brucerebbero
quello che disse la fiamma / quello che disse il tuono
una parola di centomila sillabe / ardente come il pensiero
splendente

finchè si spense l'ultima sillaba barbarica
passando dal calor bianco al rosso, all'oro
e poi sfumò / ma il mondo fu cambiato

alla sua radice / il tempo
riscritto

la legge della morte

fu sovvertita

e tu non ti commuovi per questo
nemmeno per questo




martedì, 27 ottobre 2009


domenica, 25 ottobre 2009

Filologia di me medesimo II

Contrariamente al solito, per questo testo non si rinvengono più files. E' probabile che le versioni precedenti siano state accuratamente cancellate e/o scritte direttamente in rete, quindi irrecuperabili senza lunghe e fortunose ricerche nella cache. Mancando i fondi (e in fondo anche l'interesse) non approfondiremo e invece questa volta tratteremo delle influenze del nostro. A tal riguardo è però necessaria una premessa di carattere metodologico: in tutta la vasta scienza critica non c'è forse nulla di più stupido che indagare le influenze e le citazioni di un autore, o quantomeno nulla di più inutile, vista la sproporzione tra lo sforzo e il risultato. Fortunatamente nel nostro caso si tratta A) di un plagiario, B) di un vivente e C) di un ciarliero, che racconta volubilmente al filologo il suo processo citativo-rubazionista.
Per non appesantire ulteriormente l'opera, già indigesta di per sè, eviteremo l'uso di rimandi intertestuali e utilizzeremo in calce un apparato semplificato, anche per venire incontro alle vostre capacità mentali.
Ma ecco l'opera: (senza titolo)

come se la bruttezza fosse un titolo di studio, o la bellezza
la poesia del cacciatore di anoressiche, giù nel mondo-forgia
una corazza di ragione: porta il mio dolore nella destra, nella sinistra...
e di' a questa città intera che si volti perchè mi fa commuovere.
ma non ho il fisico io per queste cose, come una porpora
che morirebbe su di me, non la so portare e non ne ho il diritto
non posso penare io, ne ho perso anche il diritto o non l'ho mai avuto
perchè farebbe ridere che uno come me addirittura si lagni
non viene creduto. "solo a coloro che hanno ancora speranza
possono le lacrime essere d'aiuto", dice quel libro della locusta
ma non è vero, lo è anche troppo, non so decidere, quello che so
è che persino per piangere ci vuole lo zigomo adatto e che
l'identica fitta appare diversa sul tuo viso e sul mio, il tuo viso,
il mio, simbolo carnale della lontananza, duramente inciso
nel codice che non si può cambiare, dove non arrivano
non arrivano parole, non arrivano, dove, non esiste canto
ma solo una necessità meccanica, giù nel mondo divoratore.
tuttavia anche oggi io ti richiamo dalla terra temuta, rivoglio indietro
quello che ho perduto, ogni mia parola è una formula infantile
che non smuove neanche un atomo, cambia solo me
ferisce e muta io solo sento il mio richiamo, che avvince eternamente
e supera gli oceani e le montagne, attraversa l'inamabile
come luce che attraversa un corpo oscuro e in un istante
l'amore in cui non credi è qui con me, splendente, intatto.


Note
-"come se la bruttezza etc": probabile calco dall'immortale scena della <<mezz'ora>>, nel film <<Trentadue dicembre>>: "Come se a cientovintisette spàaaaaider fosse nù titol'e studio!".
-"il cacciatore di anoressiche": citazione del tutto avulsa. Si tratta del titolo del libro, scritto da un vero maniaco, dal quale è stato tratto il non disprezzabile lungometraggio <<Primo amore>>.
-"mondo-forgia": semplice traduzione fuori contesto del ben più sonoro <<forgeworld>>, appellativo di alcuni pianeti nell'universo finzionale di Warhammer40k. Anche nome della ditta che realizza miniature per wargame in resina (le miniature, non i wargame).
-"una corazza di ragione": totale deformazione e rovesciamento di "a skeleton of trust", dalla canzone <<Who is it>> della soave artista islandese Bjork.
-"porta il mio dolore etc": deformazione di "I carry my pain on my right But i carry my joy on my left" della sullodata Bjork, dalla medesima canzone.
-"dì a questa città intera che si volti etc": citazione quasi testuale della canzone <<A Bologna>> di Bersani (Samuele);
-"che morirebbe su di me": frammento di vita personale dell'autore. Pare che un giorno, dovendo comprare delle camicie, ne avesse adocchiata una color salmone, al che la servizievole commessa sconsigliandolo disse: "no questa non va bene, ci muori dentro". L'autore non capì il senso letterale della frase, ma quello recondito lo capì sin troppo.
-"perchè farebbe ridere ... non viene creduto": altro disdicevole frammento personale. Pare dunque che l'autore, essendo molto innamorato di una ragazza, in un giorno di nuvole scure si sciogliesse in lacrime protestando la sofferenza che gli veniva dal di lei abbandono; ed ella, dopo essersene un poco stata, rispuose semplicemente "dai che non è vero". A quel tempo l'autore non capì come facesse lei a sapere cosa sentiva lui, e perchè mai il suo dolore non potesse essere vero. In seguito egli ha compreso, o così dice, e questa poesiucola è la sua spiegazione.
-"solo a coloro etc": autentica citazione, per altro dichiarata, da <<Il giorno della Locusta>> di N. West.
-"ma non è vero, lo è anche troppo, non so etc": eco di una non meglio identificata scena di <<American Psycho>>, in cui il protagonista si chiede se la scena che ha creato sia estremamente patetica o non abbastanza patetica.
-"lo zigomo adatto": indice della fissazione dell'autore per gli zigomi, che sono tanta parte della bellezza femminile (ma anche maschile, in quanto l'autore potrebbe benissimo essere femmina). Zigomo alto è requisito indispensabile, anche per la forma aggraziata che dona all'occhio.
-"simbolo carnale della lontananza": povera copia del gaddiano <<segno carnale del mistero>>, dal <<Pasticciaccio>>. Si noti che Gadda allude (purificadola) alla vulva, mentre il nostro parla di tutt'altro.
-"dalla terra temuta": citazione da un libercolo di racconti fantastici, unica reliquia allitterante di un testo ormai obliato. Lì però si alludeva alla terra dei morti, qui all'universo materiale in genere.
-"rivoglio indietro etc": altra vergognosa copia di Gadda, dal bellissimo passo del <<Pasticciaccio>> che termina con "Rivogliono, rivogliono il fiore! col suo scerpato stelo!"
-"supera gli oceani etc avvince eternamente": distorsione dal finale delle <<Particelle elementari>> di Houellebecq, dove lo scienziato predica che l'amore supera ogni cosa. Qui stravolto nell'ottica solipsistica dell'autore.
-"l'inamabile": bellissima parola e memorabile, tratta di peso dal finale dal racconto <<Mi hanno sparato e sono morto>> di Michele Mari e qui adibita dall'autore ai suoi fini sconci.
-"come luce che attraversa un corpo oscuro": ingiustificabile stramberia scientifica, visto che la luce non attraversa i corpi e che questi non sono mai oscuri in sè, ma solo per l'assenza (appunto) di luce. E' vero che in astronomia si usa "corpo oscuro" per indicare ciò che non emette luce propria (come i pianeti), quindi si tratta probabilmente di un frammento mal digerito di cognizioni tecniche, fenomeno del resto frequente nell'autore, unito ad altrettanto vaghe reminiscenze classiche.
-"e in un istante": frammento, dislocato e reso irriconoscibile, dalla mirabile tirata di J. Donne, che dice <<any one of my creatures, my thoughts, is with the sun, and beyond the sun, overtakes the sun, and overgoes the sun in one pace, one step, everywhere.>>. Gli ultimi tre versi sono un misero tentativo di imitazione del Grande Trombone.


venerdì, 23 ottobre 2009

ho sentito una canzone alla radio, pareva lucio dalla... però non pareva proprio lui, la canzone parlava di una cosa che si accende e si spegne, ripeteva sempre queste parole e mi è sembrata molto bella. a un tratto se non sbaglio metteva pure in mezzo un frigorifero. sarei grato a chi la trova.


domenica, 18 ottobre 2009

pioviggina, le cose si imbrodano, il freddo si ritira, ma poi torna. per non soccombere mi speretèo sotto il cappotto.
questo è l'inizio dell'unico romanzo che posso ancora scrivere, la triste ma veridica historia dei tre pistoleri ciechi
che davano la caccia a un anoressico conclamato
seguendone le peste lungo l'arco narrativo, che scavalca
questo vuoto produttivo, la sua tristezza è produttiva
disse la donna che fumava a letto, strinse gli occhi
nella piazza del far west, tra i lenti cespugli rotolanti
e sotto il cielo color cianuro, dal profondo di se
dai vasi profondi, dove si raccoglie la compassione
goccia a goccia, come un'unzione, acqua della verità
e della vita che non muore, acqua della conoscenza.
hai fatto il vuoto scaldandoti con i tuoi gas, hai fatto
quello che si doveva fare, lo rifaresti? credo di si.

lunedì, 12 ottobre 2009

sai che vuol dire "felice"? no significa fertile, ha! che reca frutto, come l'arabia felix e la campania, il re felice
che è uno con la terra il re e la terra sono una cosa sola ma quale cosa? no, nel senso di "una" cosa...
ho capito si ma QUALE?? parlo da solo, già ma crescete e moltiplicorum! dillo pure alla tua amica, si
portacelo st'augurio dalla mia mia parte ce lo porterò, dille sii feliciue, fruttifica
che alla prima pioggia è già vierno e dille pure che io, io non mi presto, occhei.
in che labirinto finisco se non ci riùsco...
...
così ciarliero per via del cuaffè e già la luz si shpande sulla materia ordinata LA LUCIUE! rimbalza sulle sferule dei miei uocchi i miei grandi uocchi animali, i tuoi grandi uocchi tristi ma mica tanto è la faccia che è triste, gli occhi sono geommetria presi per i cazzi loro sono indifferenti e concentrano la luce come sferule di quarzo ESTIQUARZI
i raggi laser! dentro la concentro su quella specializzata cervella che è la retina intessuta di neuroni la luce, nello splendido idioma le sue erre vibranti come chitarre, quitarre, o guitarre, e ghitàre le ghitare delle cìngare che suonano libbere e pezzenti nei campi di munnezza tra i fuochi, le grandi nuvole grasse di fumo
e bicchieri di plastica aperti come fiori
la poesia del campo nomadi sotto il mio sguardo questa si che è proesia! oh, ti allorerei volentieri, il canzoniere della diossina verrà chi dovrà cantare pure questo verrà, verrà! perverrà e la terra avvelenata farà nuovi frutti esotici parecchio e nuovi animali che mi toccherà nomare questo mi piaciuerà
e tu sarai la sconsolata eva di quest'oasi allucinante
evocata, pompata fuori dal serbatoio dei morti
in virtù dal mio canto dalla tua costola e ci teniamo in tradizione? nòne!
le costole mi servono tutte per suonarci il xilofono e i diti per farne flauti cavi la maggiuia! che tu non puoi capiscere perchè sei femina maccome no! non puoi e ringrazia che non puoi io devo essere sapiente almeno quanto te
o dovrò ucciderti per suggerti il potere, lo farai comunque si uccide sempre ciò che non si ama ma la cognizione è mia: a voi il peso dei parti, a noi la coscienza così siamo pari ciuerto poi mi troverò sola
perchè adesso come sei? e il sole se n'è ghiuto il ciuelo è polverulento, bianco
è il ciuelo che partorisce i prodigi come taglio tra le nuvole, strisce rosse nel cielo candido
come un frutto che si apre il cielo-melograno mio signore calibano, questo mi concedi
vedo vedo... e manco niente me ne accatto me ne andrò, e salutanze! ma dove vai?
...


venerdì, 02 ottobre 2009

il mestiere di vivere di pavese io non ce l'ho però ogni tanto in libreria lo sfoglio e mi cade sempre l'occhio su una delle ultime, famose annotazioni: "Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualsiasi amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla.". penso sempre che io l'avrei scritta meglio, ma in realtà cosa vuol dire? perchè st'amore dovrebbe mostrarti qualcosa? l'interpretazione più semplice è che un amore non ricambiato ti mostra che vali poco, il che è indubbiamente vero ma forse il senso è un altro e cioè che quando ami, in quel breve periodo, ti pare di innalzarti e allora vedi la tua vita dall'alto e vedi che è fatta al 99,9% di nulla perchè questi rari e brevi amori, per quanto non ricambiati, sono ugualmente un picco nella tua vita altrimenti orrenda (finchè non sali sulla collina non vedi la palude sottostante) e perciò non è per amore che ti uccidi ma per la sua mancanza e la sua mancanza è sempre, dura quasi tutta la tua vita, sei malato, e nudo, inerme, per il 99% della tua vita ed è così per tutti, anche per quelli cui il destino permette di essere amati e per questo pavese dice un amore, qualsiasi amore: fortunato o meno, ricambiato o no, è come aprire gli occhi, risvegliarsi a conoscere... che per quasi tutto il tempo dormi. apri gli occhi, ti vedi, sai che li richiuderai per un lunghissimo tempo, allora forse era meglio che non te li avessero aperti mai. lui si chiedeva perchè dopo ogni picco di dolore, coscienza, paura, disperazione, non viene mai una valle in cui riposare ma solo pianura.

lunedì, 28 settembre 2009

stanotte, verso le quattro e mezzo, sentivo dei boati... brangt... broaaam... lontanissimi... mi sa che li sentivo solo io. allora, per distrarmi non potendo leggere, perchè leggere non mi distrae e anzi, al contrario per distrarmi ho pensato di fare un'attività artistica, come disegnare col piscio nella neve senonchè, neve non ce n'è e io non so disegnare anzi non so più nemmeno scrivere la mia grafia sembra il diagramma di un male estremo ...dovrei comprarmi un matitone e ricominciare dei tondini ...nè posso andare camminando, un rimedio che in passato funzionava ...perchè mi affligge l'idea di camminare di notte, mi sa troppo di una cosa fasulla... d'altro canto, salire e scendere le scale ...troppo da maniaco, da lupo mannaro... guardare la televisione poi è impossibile non è vero che le cose interessanti le fanno la notte non è vero la notte fanno quello che non interessa a nessuno e così è molto più logico. ...quindi non mi restava nulla, nulla! mio dio, in quanto poco si può stringere una vita... e ho appena trent'anni... per non pensare a questo, ho scritto un poco. ma le parole non venivano, come adesso, perchè per scrivere è necessario uno spaventoso ottimismo, un'allegria svergognata... che io sto perdendo... mi giravo e mi voltavo ed erano passati solo dieci minuti... fare caffè no, perchè caffè vuol dire fumare... avessi ancora i lego di quando ero piccolo, mi dicevo... e allora, per caso, girellando sulla rete, ho trovato un sito che spiegava come generare caratteri true type, come quelli che leggete adesso... tutte le famiglie di true type, dal fesso times new roman all'arial seccato, al garamond, al bodoni... e la stirpe numerosa dei futura, dei frankfurther eccetra eccetra... chi immaginava che dietro ci fosse tanta tecnica e tanto arbitrio... tanti numeri e costanti, curve di beziers, limiti empirici, regole a cazzo... più suggerimenti che regole... così facile, in principio; così impossibile da realizzare... fare un set di caratteri va ben oltre le mie possibilità e infatti non ho posato neanche il primo punto... ma ho perso un'ora a scorrere l'help, con dilettoso fastidio... io che amo le cose esatte, in mezzo ai ghirigori... per un po' ho scordato... solo per poco.

mercoledì, 23 settembre 2009

La vista, l'udito, tutti i sensi, hanno un codice di fantastica complessità
mentre il linguaggio impiega così pochi segni, eppure è l'unico in grado
di manipolare se stesso, il linguaggio è un sistema economico, che genera
l'impressione della complessità.
Una mente superiore avrebbe un vocabolario infinito, un suono diverso
per ogni ente e per ogni istante del tempo, senza generalizzazioni, astrazioni...
non servirebbe per comunicare con altri individui, atto di cui del resto
c'è sempre meno bisogno.

lunedì, 07 settembre 2009

Filologia di me medesimo

Eliminate le semplici copie, di questo brano abbiamo rivenuto sette versioni in quindici file*. La prima è datata 12/07/2006, l’ultima 29/11/08. A detta dello stesso autore la stesura originale è certamente anteriore, e di molti anni, ma non l’abbiamo ancora individuata. Tutti i testi presentano variazioni, che vanno dallo spostamento di una virgola alla soppressione o aggiunta di interi paragrafi. E’ però possibile individuare tre versioni principali: la “bastevole” (così denominata dal paragrafo che risulta soppresso nelle altre, con 3 varianti), la principale (così denominata perchè appare più curata, con 1 variante) e la minuscola (unica, vedi sotto).
Tutte e 7 le versioni adottano la maiuscola dopo il punto, tranne quella del 20/05/08, che abbiamo chiamato appunto “minuscola”. Viste le abitudini dell’autore, è probabile che la forma originaria fosse questa. La sua datazione relativamente tarda non deve trarre in inganno: probabilmente si tratta di una copia del testo originale (ne fanno prova la soppressione di paragrafi e l'errore di copia/incolla, cfr. sub nota 23).
Ciò detto, per l'edizione critica abbiamo scelto di usare la versione bastevole con le maiuscole: sia perchè è più facile usarla come base per le varianti, sia perchè è l’ultima in ordine temporale. Ovviamente le note tra parentesi sono nostre.

[1]"Ho un programmino che fa scorrere a lato le foto di tutta le gente del mondo: ho messo un filtro in modo che non appaiano panorami né[2] oggetti, cartelli, giuochi o vetrine, animali, niente se non le facce, che passano al ritmo di mille l'ora[3].
Tutti mettono la faccia su internet, tutti quelli che ce la possono mettere[4], e siccome da un po' lascio il computer sempre acceso, di notte e di giorno[5], e specie la domenica, allora[6] passano ventiquattromila facce al giorno, che in un anno fanno otto milioni.
Senza ripetizioni, in sette anni sarà passata tutta l'Italia: in trentacinque, tutta l'Europa.[7] Non riuscirò mai ad esaurire la superficie, ma questo lo sapevo già.
Naturalmente[8] tra tutte queste facce, spesso orrende: volgari, stupide e bieche, ma anche belle, solenni, dure, casuali, io ne vado cercando solamente una;[9] se questo si può dire cercare.[10]
Passerà, io credo, di domenica, e non è probabile che la veda. Ma ho anche addestrato il mio computer a riconoscerla: l'ho fatto a memoria per cui può darsi[11] che me ne tiri fuori un'altra, una più simile... a quella che dovrebbe essere... perchè allora[12] non fargliela cercare subito tra tutte, al ritmo di un milione all'ora[13]?
E quando l'avesse[14] trovata cosa ti resterebbe da fare?[15]
Perchè il punto non è trovarla quanto vederla passare così, per caso, quando sarà trascorso tempo bastevole a farne una cosa comune.[16]
Io ho insegnato ancora[17] a questa macchina gemella[18] come prevederne il passaggio, giusta le effemeridi e i ritmi circadiani, e le lunazioni, i cicli cometarii...[19] lei[20] sa già, può già sapere, tra quanti anni passerà, al ritmo di mille l'ora.
Io posso, e non lo faccio. Posso vederla, non è difficile, mi basta allungare la mano: ma allora a che sarebbe servito tagliare via un'intera sezione, metà dei polmoni, dei chili[21] di viscere; gli anelli delicati della spina dorsale?[22]
[23]La foto al momento non esiste: il computer prevede che sarà creata e messa in linea tra due anni, sei mesi e dieci giorni, da una persona mia nemica.
Sarà una foto di tre quarti, grande quanto un francobollo, presa con l'inetto amore che io non sono."[24]

Note

1. Questa è l’unica versione tra virgolette. L’Autore, come suo solito, citava se stesso senza dirlo.
2. In tutte le versioni è scritto “nè”. Trattandosi di un evidente errore del wordprocessor, abbiamo ritenuto di poterlo correggere.
3. Nella principale e sua variante il numero è “milleduecento”. Visto che la frase suona più armoniosa col numero più lungo, è probabile che l’autore preferisse quello. Sta di fatto però che in una paragrafo successivo si parla nuovamente di mille.
4. Il periodo manca nel testo minuscolo, che presenta un a capo e riparte da “... siccome da un po’ ”
5. La principale reca “di notte come di giorno”.
6. Il testo minuscolo al posto di “allora” reca: “che è il più triste dei giorni... per questi motivi,”
7. Nel testo minuscolo c’è un a capo.
8. Due versioni su 7 omettono “naturalmente”.
9. Due versioni su 7 omettono la virgola.
10. Il testo minuscolo ha diverse piccole varianti e una punteggiatura diversa: “naturalmente di tutte queste facce, spesso orrende, volgari, stupide e bieche, ma anche belle, solenni, dure e casuali, io ne vado cercando solamente una. se questo si può dire cercare.”
11. Cinque versioni su 7 recano i puntini sospensivi.
12. Nella principale e sua variante il testo è : “allora perchè”.
13. La versione minuscola aggiunge: “che lui se lo può permettere”.
14. La versione principale reca “l’avessi”.
15. Manca nel testo minuscolo. Tutte le altre versioni, tranne la principale, terminano con il punto interrogativo e il nome dell’autore, che qui è stato omesso per pudore. La versione principale termina col punto fermo e senza il nome.
16. Nella versione principale (e in quella che probabilmente è una sua copia) il periodo manca. Nelle altre cinque versioni il testo è “perchè il punto non è: trovarla” etc. La versione minuscola termina a “quanto vederla passare, così, per caso.”
17. Cinque delle sette versioni hanno i puntini sospensivi dopo “ancora”. La principale e la bastevole non l'hanno e questo è molto strano e ci fa ripensare ai criteri che abbiamo adottato.
18. Cinque delle sette versioni hanno i puntini sospensivi dopo “gemella”. Purtroppo non sono le stesse del punto 17.
19. La versione minuscola dice solo “come fosse una cometa”. Niente effemeridi etc.
20. In tutte le altre versioni è “lui”, non lei. La costanza del “lui” fa però pensare che non si tratti di una svista.
21. In altre versioni non sono “chili” ma “pezzi di viscere” e nella principale “l’intrico di viscere”, che denota un tentativo di ricercatezza. In una versione dopo "polmoni" ci sono i puntini sospensivi.
22. L’intero paragrafo manca del tutto nella minuscola.
23. Qui la versione minuscola reca “sarà tra dodici anni, in giorno di domenica”. Non riusciamo a capire, né l’autore sa più dire, se sia un errore di copia/incolla o una scelta (per quanto incomprensibile).
24. La versione minuscola conclude più realisticamente: “che io non sarò mai”.

* Quanto alle condizioni "materiali" dei files, se così si può dire, erano delle più varie. Alcuni giacevano semi nascosti in directory secondarie e abbandonate, uno addirittura mezzo cancellato e recuperato solo grazie a programmi appositi. Una metà dei reperti è notevolmente frammentata, chiaro indice di spostamento frequente, se non di frequente modifica. Ritroviamo inotre diversi formati, dal .doc all'rtf al povero txt e sue varianti (eml, mbx). I file .doc sono preziosi perchè contengono anche i tempi di modifica (sebbene sia impossibile dire se durante quei minuti il testo venisse effettivamente editato o se invece l'autore, pur tenendo la finestra aperta, si stesse dedicando ad altre e ancor meno commendevoli occupazioni). I formati eml aggiungono un ulteriore problema perchè troncano le linee e quindi diventa possibile distinguere tra troncature volontarie ed automatiche, il che si rivela grave specie per i versi. Neppure possiamo sapere se il correttore ortografico fosse attivo o meno. La prima ipotesi però spiegherebbe alcune delle lezioni più incongrue.