gli apostoli stavano guardando beppe grillo ed erano tutti raccolti e silenziosi quando arrivò il signore GIESUCRISTO che stette un po' a sentire e disse: "vedete che adesso i comici si fanno maestri di morale e anche di fisica, di astrologia, ma in verità in verità vi dico che è l'esatto contrario, quelli sono sempre stati degli insegnanti muffi che si travestivano da comici".

"il fatto è che la femmina vuole tutto e il contrario di tutto e spesso contemporanemante quindi la differenza tra una grande storia d'amore e un fail spettacolare è solo questione di tempismo, che a 16 anni chiaramente non hai. per fortuna dopo i 30 i rapporti si semplificano: qualcuno si sposa, qualcun'altro s'ammazza."

ricordo che in quei giorni giesùcristo aveva dei seri problemi con maria maddalena.
"a parte che ti chiami maria pure tu, e questo per le identità fragili non è cosa da poco, a parte questo..."
ma giesùcristo non finiva mai un discorso.
la peccatrice lo seguiva con insistenza, lo telefonava la notte alle tre di notte per dargli la buona notte, benchè dormissero a solo due metri di distanza nel resòrt "porto dio" di sassofrasso, frazione di carbonia.
disse gristo: "venni in sardegna per ammirarne la secolare tetraggine e sono di umore elegiaco e contemplativo sicchè allontanati o ti dovrò ammazzare". ma maddalena insisteva perchè lui facesse dei fanghi e si mischiasse all'alta società.
"bada che io ce l'ho piccolo", disse un bel giorno il padretterno sotto finte spoglie. ma maddalena era una quelle femmine comprensive, con la tipica sollecitudine-devozione delle indelibate; l'aver fritto molti pesci nella tiélla non aveva demolito i suoi sogni romantici: tutt'altro.
così, lo seguiva nella visita delle case dele streghe: erano queste dei pietroni scavati, di colore tra l'osso e il rosa, simili a teschi: a femori e bacini di antidiluviane bestie e ricordavano al Signore il suo regno fatto di sole. la pietra della follia, disse il gristo, e si toccò la fronte: proprio qui tra i sopraccigli c'è la chiave di volta dell'arco occipitale! ma maddalena non vedeva la similitudine e non coglieva, non voleva, nè sapeva [e come avrebbe potuto (essendo di semplice argilla) capire]: la ragione delle pietre.
in compenso, cucinava bene i saraghi e le seppie, li molluschi dèeli scogli, quasi senza fuoco e con sale abbondante, come una crosta. la carne dei lumachi si squagliava sotto il sale, sotto il sole, nella sabbia, al cui fondo scorre... sotto strati e strati accumulati... dal tempo mangiatore di colline... sfaldati, in capocchie di silicio... sale, sabbia, uguali nella forma e sulla lingua, trapezi di cristallo...
come al solito, il dio mortale si era incantato a guardare i minerali: il suo mondo era così.
disse la donna: "tutto il mondo si aspetta da noi una copula finale, ed uno schizzo, che in luogo della tua immortalità poco plausibile, in luogo da'a resurrezione, dia un erede di carne e di sangue, meglio se femmina".
si riscosse il gristo! disse: "e che fede sarebbe, s'io figliassi? tanto varrebbe credere nel vicino di casa".
con queste parole credeva d'aver chiuso l'argomento, perchè era uomo di disonesta dialessi. ma la femmina bramava il coito e la figliata, più quest'ultima, tanto che sarebbe arrivata anche a farlo col serpente, pur d'aveve una creatura sua, sua!, che ne ripetesse l'errore e la matrice, fino al giorno del giudizio.
disse: "sei egoista".
il gristo non aspettava altro! "sono ciò che sono". lo disse e ripentì, di essere uguale a'ippadre. davvero siamo uno! pensò: io te e il piccione.
lo spirito di verità aleggiava infatti sulle loro cape: sul mare azzurro puffo e le arbustiere, sui boschi di conifere in incendio. si dilettava del suono delle parole, del lugubre richiamo dei gabbiani, ed aspettava, come la pianeta intera, che il Signore cacciasse l'anima.
"uccello del malaugurio!", strepitava mad aliena, che aveva ben individuato il nemico. distogliere il Signore dal suo compito, questo era il suo compito, nel piano della creazione, rampolla del suo pensiero. del Signore, si intende.
"che piano complicato!", disse la femmina. "peggio di agatha gristo! c'era bisogo di architettare tutto questo pandemonio, la terra e le comete, la sardegna polverosa, per erigerti una forca? e creare agenti e forze per tormentare il tuo cammino? lo capisco che non vuoi scopare, che sei dei masocristi!".
ma iddio rimaneva zitto e immobile sul rupe... a picco, come era sempre stato da bambino, ad oscillare... finchè disse lasciami, va' e non tornare: se la fine è comunque una croce, tanto vale andarci da solo.

Contrariamente al solito, per questo testo non si rinvengono più files. E' probabile che le versioni precedenti siano state accuratamente cancellate e/o scritte direttamente in rete, quindi irrecuperabili senza lunghe e fortunose ricerche nella cache. Mancando i fondi (e in fondo anche l'interesse) non approfondiremo e invece questa volta tratteremo delle influenze del nostro. A tal riguardo è però necessaria una premessa di carattere metodologico: in tutta la vasta scienza critica non c'è forse nulla di più stupido che indagare le influenze e le citazioni di un autore, o quantomeno nulla di più inutile, vista la sproporzione tra lo sforzo e il risultato. Fortunatamente nel nostro caso si tratta A) di un plagiario, B) di un vivente e C) di un ciarliero, che racconta volubilmente al filologo il suo processo citativo-rubazionista.
Per non appesantire ulteriormente l'opera, già indigesta di per sè, eviteremo l'uso di rimandi intertestuali e utilizzeremo in calce un apparato semplificato, anche per venire incontro alle vostre capacità mentali.
Ma ecco l'opera: (senza titolo)
come se la bruttezza fosse un titolo di studio, o la bellezza
la poesia del cacciatore di anoressiche, giù nel mondo-forgia
una corazza di ragione: porta il mio dolore nella destra, nella sinistra...
e di' a questa città intera che si volti perchè mi fa commuovere.
ma non ho il fisico io per queste cose, come una porpora
che morirebbe su di me, non la so portare e non ne ho il diritto
non posso penare io, ne ho perso anche il diritto o non l'ho mai avuto
perchè farebbe ridere che uno come me addirittura si lagni
non viene creduto. "solo a coloro che hanno ancora speranza
possono le lacrime essere d'aiuto", dice quel libro della locusta
ma non è vero, lo è anche troppo, non so decidere, quello che so
è che persino per piangere ci vuole lo zigomo adatto e che
l'identica fitta appare diversa sul tuo viso e sul mio, il tuo viso,
il mio, simbolo carnale della lontananza, duramente inciso
nel codice che non si può cambiare, dove non arrivano
non arrivano parole, non arrivano, dove, non esiste canto
ma solo una necessità meccanica, giù nel mondo divoratore.
tuttavia anche oggi io ti richiamo dalla terra temuta, rivoglio indietro
quello che ho perduto, ogni mia parola è una formula infantile
che non smuove neanche un atomo, cambia solo me
ferisce e muta io solo sento il mio richiamo, che avvince eternamente
e supera gli oceani e le montagne, attraversa l'inamabile
come luce che attraversa un corpo oscuro e in un istante
l'amore in cui non credi è qui con me, splendente, intatto.
Note
-"come se la bruttezza etc": probabile calco dall'immortale scena della <<mezz'ora>>, nel film <<Trentadue dicembre>>: "Come se a cientovintisette spàaaaaider fosse nù titol'e studio!".
-"il cacciatore di anoressiche": citazione del tutto avulsa. Si tratta del titolo del libro, scritto da un vero maniaco, dal quale è stato tratto il non disprezzabile lungometraggio <<Primo amore>>.
-"mondo-forgia": semplice traduzione fuori contesto del ben più sonoro <<forgeworld>>, appellativo di alcuni pianeti nell'universo finzionale di Warhammer40k. Anche nome della ditta che realizza miniature per wargame in resina (le miniature, non i wargame).
-"una corazza di ragione": totale deformazione e rovesciamento di "a skeleton of trust", dalla canzone <<Who is it>> della soave artista islandese Bjork.
-"porta il mio dolore etc": deformazione di "I carry my pain on my right But i carry my joy on my left" della sullodata Bjork, dalla medesima canzone.
-"dì a questa città intera che si volti etc": citazione quasi testuale della canzone <<A Bologna>> di Bersani (Samuele);
-"che morirebbe su di me": frammento di vita personale dell'autore. Pare che un giorno, dovendo comprare delle camicie, ne avesse adocchiata una color salmone, al che la servizievole commessa sconsigliandolo disse: "no questa non va bene, ci muori dentro". L'autore non capì il senso letterale della frase, ma quello recondito lo capì sin troppo.
-"perchè farebbe ridere ... non viene creduto": altro disdicevole frammento personale. Pare dunque che l'autore, essendo molto innamorato di una ragazza, in un giorno di nuvole scure si sciogliesse in lacrime protestando la sofferenza che gli veniva dal di lei abbandono; ed ella, dopo essersene un poco stata, rispuose semplicemente "dai che non è vero". A quel tempo l'autore non capì come facesse lei a sapere cosa sentiva lui, e perchè mai il suo dolore non potesse essere vero. In seguito egli ha compreso, o così dice, e questa poesiucola è la sua spiegazione.
-"solo a coloro etc": autentica citazione, per altro dichiarata, da <<Il giorno della Locusta>> di N. West.
-"ma non è vero, lo è anche troppo, non so etc": eco di una non meglio identificata scena di <<American Psycho>>, in cui il protagonista si chiede se la scena che ha creato sia estremamente patetica o non abbastanza patetica.
-"lo zigomo adatto": indice della fissazione dell'autore per gli zigomi, che sono tanta parte della bellezza femminile (ma anche maschile, in quanto l'autore potrebbe benissimo essere femmina). Zigomo alto è requisito indispensabile, anche per la forma aggraziata che dona all'occhio.
-"simbolo carnale della lontananza": povera copia del gaddiano <<segno carnale del mistero>>, dal <<Pasticciaccio>>. Si noti che Gadda allude (purificadola) alla vulva, mentre il nostro parla di tutt'altro.
-"dalla terra temuta": citazione da un libercolo di racconti fantastici, unica reliquia allitterante di un testo ormai obliato. Lì però si alludeva alla terra dei morti, qui all'universo materiale in genere.
-"rivoglio indietro etc": altra vergognosa copia di Gadda, dal bellissimo passo del <<Pasticciaccio>> che termina con "Rivogliono, rivogliono il fiore! col suo scerpato stelo!"
-"supera gli oceani etc avvince eternamente": distorsione dal finale delle <<Particelle elementari>> di Houellebecq, dove lo scienziato predica che l'amore supera ogni cosa. Qui stravolto nell'ottica solipsistica dell'autore.
-"l'inamabile": bellissima parola e memorabile, tratta di peso dal finale dal racconto <<Mi hanno sparato e sono morto>> di Michele Mari e qui adibita dall'autore ai suoi fini sconci.
-"come luce che attraversa un corpo oscuro": ingiustificabile stramberia scientifica, visto che la luce non attraversa i corpi e che questi non sono mai oscuri in sè, ma solo per l'assenza (appunto) di luce. E' vero che in astronomia si usa "corpo oscuro" per indicare ciò che non emette luce propria (come i pianeti), quindi si tratta probabilmente di un frammento mal digerito di cognizioni tecniche, fenomeno del resto frequente nell'autore, unito ad altrettanto vaghe reminiscenze classiche.
-"e in un istante": frammento, dislocato e reso irriconoscibile, dalla mirabile tirata di J. Donne, che dice <<any one of my creatures, my thoughts, is with the sun, and beyond the sun, overtakes the sun, and overgoes the sun in one pace, one step, everywhere.>>. Gli ultimi tre versi sono un misero tentativo di imitazione del Grande Trombone.
ho sentito una canzone alla radio, pareva lucio dalla... però non pareva proprio lui, la canzone parlava di una cosa che si accende e si spegne, ripeteva sempre queste parole e mi è sembrata molto bella. a un tratto se non sbaglio metteva pure in mezzo un frigorifero. sarei grato a chi la trova.
sai che vuol dire "felice"? no significa fertile, ha! che reca frutto, come l'arabia felix e la campania, il re felice
che è uno con la terra il re e la terra sono una cosa sola ma quale cosa? no, nel senso di "una" cosa...
ho capito si ma QUALE?? parlo da solo, già ma crescete e moltiplicorum! dillo pure alla tua amica, si
portacelo st'augurio dalla mia mia parte ce lo porterò, dille sii feliciue, fruttifica
che alla prima pioggia è già vierno e dille pure che io, io non mi presto, occhei.
in che labirinto finisco se non ci riùsco...
...
così ciarliero per via del cuaffè e già la luz si shpande sulla materia ordinata LA LUCIUE! rimbalza sulle sferule dei miei uocchi i miei grandi uocchi animali, i tuoi grandi uocchi tristi ma mica tanto è la faccia che è triste, gli occhi sono geommetria presi per i cazzi loro sono indifferenti e concentrano la luce come sferule di quarzo ESTIQUARZI
i raggi laser! dentro la concentro su quella specializzata cervella che è la retina intessuta di neuroni la luce, nello splendido idioma le sue erre vibranti come chitarre, quitarre, o guitarre, e ghitàre le ghitare delle cìngare che suonano libbere e pezzenti nei campi di munnezza tra i fuochi, le grandi nuvole grasse di fumo
e bicchieri di plastica aperti come fiori
la poesia del campo nomadi sotto il mio sguardo questa si che è proesia! oh, ti allorerei volentieri, il canzoniere della diossina verrà chi dovrà cantare pure questo verrà, verrà! perverrà e la terra avvelenata farà nuovi frutti esotici parecchio e nuovi animali che mi toccherà nomare questo mi piaciuerà
e tu sarai la sconsolata eva di quest'oasi allucinante
evocata, pompata fuori dal serbatoio dei morti
in virtù dal mio canto dalla tua costola e ci teniamo in tradizione? nòne!
le costole mi servono tutte per suonarci il xilofono e i diti per farne flauti cavi la maggiuia! che tu non puoi capiscere perchè sei femina maccome no! non puoi e ringrazia che non puoi io devo essere sapiente almeno quanto te
o dovrò ucciderti per suggerti il potere, lo farai comunque si uccide sempre ciò che non si ama ma la cognizione è mia: a voi il peso dei parti, a noi la coscienza così siamo pari ciuerto poi mi troverò sola
perchè adesso come sei? e il sole se n'è ghiuto il ciuelo è polverulento, bianco
è il ciuelo che partorisce i prodigi come taglio tra le nuvole, strisce rosse nel cielo candido
come un frutto che si apre il cielo-melograno mio signore calibano, questo mi concedi
vedo vedo... e manco niente me ne accatto me ne andrò, e salutanze! ma dove vai?
...
Eliminate le semplici copie, di questo brano abbiamo rivenuto sette versioni in quindici file*. La prima è datata 12/07/2006, l’ultima 29/11/08. A detta dello stesso autore la stesura originale è certamente anteriore, e di molti anni, ma non l’abbiamo ancora individuata. Tutti i testi presentano variazioni, che vanno dallo spostamento di una virgola alla soppressione o aggiunta di interi paragrafi. E’ però possibile individuare tre versioni principali: la “bastevole” (così denominata dal paragrafo che risulta soppresso nelle altre, con 3 varianti), la principale (così denominata perchè appare più curata, con 1 variante) e la minuscola (unica, vedi sotto).
Tutte e 7 le versioni adottano la maiuscola dopo il punto, tranne quella del 20/05/08, che abbiamo chiamato appunto “minuscola”. Viste le abitudini dell’autore, è probabile che la forma originaria fosse questa. La sua datazione relativamente tarda non deve trarre in inganno: probabilmente si tratta di una copia del testo originale (ne fanno prova la soppressione di paragrafi e l'errore di copia/incolla, cfr. sub nota 23).
Ciò detto, per l'edizione critica abbiamo scelto di usare la versione bastevole con le maiuscole: sia perchè è più facile usarla come base per le varianti, sia perchè è l’ultima in ordine temporale. Ovviamente le note tra parentesi sono nostre.
[1]"Ho un programmino che fa scorrere a lato le foto di tutta le gente del mondo: ho messo un filtro in modo che non appaiano panorami né[2] oggetti, cartelli, giuochi o vetrine, animali, niente se non le facce, che passano al ritmo di mille l'ora[3].
Tutti mettono la faccia su internet, tutti quelli che ce la possono mettere[4], e siccome da un po' lascio il computer sempre acceso, di notte e di giorno[5], e specie la domenica, allora[6] passano ventiquattromila facce al giorno, che in un anno fanno otto milioni.
Senza ripetizioni, in sette anni sarà passata tutta l'Italia: in trentacinque, tutta l'Europa.[7] Non riuscirò mai ad esaurire la superficie, ma questo lo sapevo già.
Naturalmente[8] tra tutte queste facce, spesso orrende: volgari, stupide e bieche, ma anche belle, solenni, dure, casuali, io ne vado cercando solamente una;[9] se questo si può dire cercare.[10]
Passerà, io credo, di domenica, e non è probabile che la veda. Ma ho anche addestrato il mio computer a riconoscerla: l'ho fatto a memoria per cui può darsi[11] che me ne tiri fuori un'altra, una più simile... a quella che dovrebbe essere... perchè allora[12] non fargliela cercare subito tra tutte, al ritmo di un milione all'ora[13]?
E quando l'avesse[14] trovata cosa ti resterebbe da fare?[15]
Perchè il punto non è trovarla quanto vederla passare così, per caso, quando sarà trascorso tempo bastevole a farne una cosa comune.[16]
Io ho insegnato ancora[17] a questa macchina gemella[18] come prevederne il passaggio, giusta le effemeridi e i ritmi circadiani, e le lunazioni, i cicli cometarii...[19] lei[20] sa già, può già sapere, tra quanti anni passerà, al ritmo di mille l'ora.
Io posso, e non lo faccio. Posso vederla, non è difficile, mi basta allungare la mano: ma allora a che sarebbe servito tagliare via un'intera sezione, metà dei polmoni, dei chili[21] di viscere; gli anelli delicati della spina dorsale?[22]
[23]La foto al momento non esiste: il computer prevede che sarà creata e messa in linea tra due anni, sei mesi e dieci giorni, da una persona mia nemica.
Sarà una foto di tre quarti, grande quanto un francobollo, presa con l'inetto amore che io non sono."[24]
Note
1. Questa è l’unica versione tra virgolette. L’Autore, come suo solito, citava se stesso senza dirlo.
2. In tutte le versioni è scritto “nè”. Trattandosi di un evidente errore del wordprocessor, abbiamo ritenuto di poterlo correggere.
3. Nella principale e sua variante il numero è “milleduecento”. Visto che la frase suona più armoniosa col numero più lungo, è probabile che l’autore preferisse quello. Sta di fatto però che in una paragrafo successivo si parla nuovamente di mille.
4. Il periodo manca nel testo minuscolo, che presenta un a capo e riparte da “... siccome da un po’ ”
5. La principale reca “di notte come di giorno”.
6. Il testo minuscolo al posto di “allora” reca: “che è il più triste dei giorni... per questi motivi,”
7. Nel testo minuscolo c’è un a capo.
8. Due versioni su 7 omettono “naturalmente”.
9. Due versioni su 7 omettono la virgola.
10. Il testo minuscolo ha diverse piccole varianti e una punteggiatura diversa: “naturalmente di tutte queste facce, spesso orrende, volgari, stupide e bieche, ma anche belle, solenni, dure e casuali, io ne vado cercando solamente una. se questo si può dire cercare.”
11. Cinque versioni su 7 recano i puntini sospensivi.
12. Nella principale e sua variante il testo è : “allora perchè”.
13. La versione minuscola aggiunge: “che lui se lo può permettere”.
14. La versione principale reca “l’avessi”.
15. Manca nel testo minuscolo. Tutte le altre versioni, tranne la principale, terminano con il punto interrogativo e il nome dell’autore, che qui è stato omesso per pudore. La versione principale termina col punto fermo e senza il nome.
16. Nella versione principale (e in quella che probabilmente è una sua copia) il periodo manca. Nelle altre cinque versioni il testo è “perchè il punto non è: trovarla” etc. La versione minuscola termina a “quanto vederla passare, così, per caso.”
17. Cinque delle sette versioni hanno i puntini sospensivi dopo “ancora”. La principale e la bastevole non l'hanno e questo è molto strano e ci fa ripensare ai criteri che abbiamo adottato.
18. Cinque delle sette versioni hanno i puntini sospensivi dopo “gemella”. Purtroppo non sono le stesse del punto 17.
19. La versione minuscola dice solo “come fosse una cometa”. Niente effemeridi etc.
20. In tutte le altre versioni è “lui”, non lei. La costanza del “lui” fa però pensare che non si tratti di una svista.
21. In altre versioni non sono “chili” ma “pezzi di viscere” e nella principale “l’intrico di viscere”, che denota un tentativo di ricercatezza. In una versione dopo "polmoni" ci sono i puntini sospensivi.
22. L’intero paragrafo manca del tutto nella minuscola.
23. Qui la versione minuscola reca “sarà tra dodici anni, in giorno di domenica”. Non riusciamo a capire, né l’autore sa più dire, se sia un errore di copia/incolla o una scelta (per quanto incomprensibile).
24. La versione minuscola conclude più realisticamente: “che io non sarò mai”.
* Quanto alle condizioni "materiali" dei files, se così si può dire, erano delle più varie. Alcuni giacevano semi nascosti in directory secondarie e abbandonate, uno addirittura mezzo cancellato e recuperato solo grazie a programmi appositi. Una metà dei reperti è notevolmente frammentata, chiaro indice di spostamento frequente, se non di frequente modifica. Ritroviamo inotre diversi formati, dal .doc all'rtf al povero txt e sue varianti (eml, mbx). I file .doc sono preziosi perchè contengono anche i tempi di modifica (sebbene sia impossibile dire se durante quei minuti il testo venisse effettivamente editato o se invece l'autore, pur tenendo la finestra aperta, si stesse dedicando ad altre e ancor meno commendevoli occupazioni). I formati eml aggiungono un ulteriore problema perchè troncano le linee e quindi diventa possibile distinguere tra troncature volontarie ed automatiche, il che si rivela grave specie per i versi. Neppure possiamo sapere se il correttore ortografico fosse attivo o meno. La prima ipotesi però spiegherebbe alcune delle lezioni più incongrue.